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I Paci maiolicai

I Paci maiolicai

L'attribuzione della maiolica e terraglie dei Paci non è sempre agevole, dato che i lavori vengono realizzati nella stessa bottega e i motivi ornamentali sono ripetitivi.
Attenti alle esigenze del mercato e alle esplicite richieste dei committenti, i Paci lavorano vasi, piatti, zuppiere, teiere, orcioli, caffettiere, calamai, brocche, tazze zuccheriere albarelli, anfore, pupazzetti del presepio, che presto si codificano iconograficamente e decorativamente (celeberrima la "rosa dei Paci" su smalto pastoso di un ben intonato grigio-perla-azzurrognolo). Secondo il Polidori, "la ceramica dei Paci raggiunge un si alto grado di eccellenza da tenere con onore il confronto con tutta la ceramica italiana del tempo". Dopo la chiusura della fabbrica dei Paci, per più di sessant'anni ad Ascoli non si producono più maioliche. Infatti, solo nel 1920 inizia l'attività "la fabbrica Matricardi", la quale primeggia presto in Italia e all'estero per l'accuratezza dei dettagli stilistici, la costruzione della scena raffigurante la singolarità delle forme, la robustezza cromatica grazie al contributo di maestranze ed artisti qualificatissimi (il direttore Emilio Polci, il decoratore Alfonzo Guerrieri, il tecnico Nello Giovanili - tutti e tre di Castelli), i pittori Adolfo De Carolis, Aldo Castelli, Didimo Nardini, Bruno da Osimo. La fabbrica raggiunge il massimo splendore e la più estesa notorietà dopo il 1925, quando assume la sua direzione il prof. Giancarlo Polidori, autore fra l'altro di piatti conosciutissimi, i quali riproduco­no l'immagine di Ascoli nel '400 (dedotto dal dipinto dell'Alemanno) e le donne con le conche o i cesti in testa.
Poiché esporta soprattutto nell'America del nord, la fabbrica Matricardi entra in grave crisi in seguito alla recessione del 1929. L'azienda viene rilevata dal tecnico Giovanili, sostenuto economicamente dagli imprenditori ascolani Marsilio Scalabrini ed Emilio Pignoloni. Il primo gennaio 1931 nasce la M.A. (Maioliche Ascolane), che il 20 marzo 1939 si trasferisce dalla maestosa sede della fabbrica Matricardi di Campo Parignano in via dei Fiori. La MA., che si avvale dell'opera di ottimi decoratori (De Julis, Riga, Damiani. ecc.) chiude l'attività nel 1943 ma un anno dopo viene riaperta dall'ing. Giuseppe Tomassini prendendo il nome di M.A.A. (Maioliche Artistiche Ascolane).

 
I Paci maiolicai

Lo stesso anno 1944, Nello Giovanili, Bellisario Galosi, Aldo Perugini inaugurano la F.A.M.A. (Fabbrica Ascolana di Maioliche Artistiche) con sede per pochi mesi nell'ex chiesa dei Sacconi e successivamente, in Corso Mazzini nel palazzo di Ugo Crescenzi, che diventa socio.
Nel 1950 Nello Giovanili resta unico proprietario della F.A.MA. la quale nel 1952 assorbe la M.A.A. e il 29 ottobre 1977 chiude l'attività.
Per completare il quadro della produzione delle maioliche ascolane nel Novecento occorre ricordare la S.P.A.D.A., inaugurata nel 1928, diretta da Romeo Barzelli e qualificata dall'arte dei proff. Antonio Piermattei e Aldo Castelli. Le sue realizzazioni hanno "un sapore antico e moderno perché presentano ora patine invecchiate ora smalti brillanti e, nell'iconografia, si richiamano a volte ai , maestri del Cinque-Seicento, a volte al Liberty".
Verso il 1950 lo scultore Alfio Ortenzi si associa ai pittori Ernesto Ercolani, Luigi Dania e Giuseppe Capogrossi e realizza pochi piatti di notevole valore artistico, oggi rarissimi. Lo stesso Ortenzi, più tardi, continua autonomamente la sua esperienza.
La tradizione ascolana della maiolica è oggi tenuta viva da numerose fabbriche artigianali, le quali si ispirano prevalentemente ai lavori del Matricardi e dei Paci e dei pittori attivi nella città nell'ultimo Quattrocento (Carlo Crivelli e Pietro Alamanno). Da queste manifestazioni escono servizi da tavola, vasi e piatti ornamentali dalla tavolozza quasi sempre squillante e dal disegno raffinato, venduti largamente anche all'estero.

 

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