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La rosta in corso Mazzini, 39

La rosta in corso Mazzini, 39

Per capire come si è sviluppato questo lavoro di Francesco Tartufoli, occorre fare un tuffo nel passato nell'antica Grecia. Si racconta che una madre, perse precocemente sua figlia. Volle quindi scavare, nelle vicinanze di un torrente, una tomba, per depositarvi il corpicino, che chiuse con una pietra di forma quadra. Diverso tempo dopo, tornò in quel luogo, e vide che tutto era stato sollevato da terra, da un cespo di foglie di acanto, quasi a voler simboleggiare una presentazione al nostro Signore Gesù. Questa scena colpì l'immaginazione dell'architetto Callimaco, che volle realizzare un capitello, (capitello corinzio), con alla base queste foglie. Guardando questa rosta, notiamo le tante foglie di acanto che la compongono, e che ci rimandano alla storia sopra. Alla loro base, notiamo delle faccine, che nella simbologia cristiana, simboleggiano il passaggio da questa vita terrena, alla prossima. Si deduce quindi, che questa rosta è stata realizzata per ricordare, con tutta probabilità, la scomparsa di qualche minore. Anticamente era posizionata sopra il portone di una casa, demolita nel 1926, e si trovava in piazza Montanara, oggi piazza Roma, e al suo posto si trova ora il banco di Roma. Era di proprietà di Silvestri Domenico e poi del figlio Luigi.

 

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